Manifesto per il Lavoro

La Regione in materia di lavoro può agire soprattutto in ambito formativo . “Creare lavoro” non è mai un’azione che possiamo compiere direttamente, ma è responsabilità della Regione creare tutte le condizioni per migliorare il rapporto fra domanda e offerta. Un lavoro spesso poco appariscente ma essenziale per il nostro territorio ormai al collasso.

Nell’ultimo anno abbiamo analizzato i punti deboli del mercato del lavoro in Liguria .
Malgrado un generale miglioramento nel Nord Ovest, la nostra Regione è in ritardo nel recupero dalla crisi con una recessione più intensa dovuta alla flessione della produttività e alla scarsa dinamica occupazionale.
La crisi deriva anzitutto dal
trend negativo demografico. È arcinoto il fatto che viviamo nella regione più anziana e questo ha un peso sul mondo del lavoro: nel 2018 il 56,6% delle/gli occupate/i ha più di 44 anni. Quindi siamo vecchie/i e pensiamo al lavoro con logiche spesso superate .
Rispetto al
mercato del lavoro, se nel Nord Ovest l’occupazione è aumentata nel corso degli anni in Liguria ha un andamento più altalenante; nello specifico, è in diminuzione l’occupazione nelle classi 35-44 anni (-5,3%) e 45-54 anni (-1%).
Nel 2018 la Liguria ha avuto un aumento complessivo dell’occupazione, regalando alla giunta di centrodestra un assist per una serie di trionfali dichiarazioni ai media. Ma i numeri come sempre vanno analizzati: il contratto prevalente infatti è stato quello a
tempo determinato (49,1%), seguito dal 21,1% del lavoro flessibile e soltanto il 17,4% dei contratti risultava essere a tempo indeterminato. La crescita dei contratti a tempo indeterminato è dovuta principalmente al cosiddetto Decreto Dignità, che li ha aumentati del 65,5%: senza questo, i numeri sarebbero ancora più impietosi. Inoltre la Liguria è in cima al podio nel Nord Ovest per il primato sull’ aumento della disoccupazione: +9,9%.
La situazione delle
imprese è a dir poco drammatica in tutti i settori: nel 2019 le chiusure superano le iscrizioni di 104 unità e abbiamo avuto ben 716 unità in meno rispetto al 2018. Meno aziende, meno indotto, meno lavoro: la Liguria sembra condannata a confermarsi come una meta per le vacanze piuttosto che un luogo dove vivere, perché la qualità della vita è buona (clima, bellezze, costi) non potendo dire lo stesso per quella lavorativa. In pratica una regione da weekend.
Chi è giovane e vuole farsi una vita deve scappare lontano da qui.
Per finire, l’
analisi scolastica non è da meno: -3,1% nell’anno accademico 2018/19, dato più basso degli ultimi vent’anni. Questo numero minore d’iscrizioni si traduce in un abbassamento della formazione da offrire per il mercato, una minore necessità di investimenti e innovazione, quindi una minore capacità di attrarre le imprese che possano investire su chi è neolaureata/o.

Vogliamo porci un obiettivo ambizioso ma realizzabile: l’occupazione di qualità .
Chi è giovane appartiene a una generazione di donne e di uomini che nasce povera, insicura e
privata della dignità perché esclusa dal mercato del lavoroDobbiamo crearci con le nostre mani l’opportunità di coinvolgere tutte le parti sociali , dalle imprese al sindacato agli atenei, facendo rete con le associazioni e il mondo del volontariato per generare un nuovo sviluppo e una nuova coesione sociale in Liguria. Aria fritta? C’è chi lo già ha fatto.
L’esempio virtuoso è l’Emilia Romagna, che così facendo ha aumentato l’occupazione, diminuito la quantità di giovani che non studiano né lavorano e ridotto gli abbandoni scolastici prematuri.
L’occupazione di qualità risponde alla realtà di oggi: abbiamo un’intera generazione di giovani specializzate/i che non trovano lavoro nella nostra Regione, ma hanno profili che attestano la conoscenza di due o tre lingue, titoli di studio col massimo dei voti, master o altro. Eppure si trovano ad accettare lavori sottopagati e che
sviliscono le loro competenze perché le richieste stesse delle imprese sono di basso profilo; oppure chiedono profili spesso inesistenti.
Inoltre vogliamo esercitare un
controllo maggiore su bandi, concorsi e appalti: tutti sistemi che nel bene o nel male vengono visti come fonte di guadagno per poche/i, spesso legati a fenomeni di corruzione e concussione. Per non vivere ogni grande opera come una forma di lucro, ma come fonte di lavoro per migliaia di persone.